martedì 28 febbraio 2017
giovedì 23 febbraio 2017
Dove sono finiti i nostri corpi di ballo
Ho sempre creduto nelle buone cause. Quella di oggi è una di esse.
Ciao Corrado,
lo Stato sta chiudendo i Corpi di ballo dei grandi teatri d'opera e balletto. Qualche giorno fa è stato chiuso quello della Fondazione Arena di Verona.
Luciano Cannito, rinomato direttore artistico dei più grandi teatri italiani, ha scritto un appello al presidente Mattarella: "Erano 13 i Corpi di Ballo delle 13 Fondazioni Lirico Sinfoniche. Ora sono rimasti in 4. In Germania sono 50".
Vuoi aiutarlo a far sentire la sua voce?
Morte dei Corpi di Ballo delle Fondazioni Liriche. Uccisa la passione di 1.400.000 giovani
luciano cannito
Poggio Dell'ellera, Italy
Firma la petizione
Raccolta firme contro la chiusura dei Corpi di Ballo ed a sostegno delle Fondazioni Liriche.
Lettera aperta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Signor Presidente,
raccogliendo l'invito di farmi portavoce di un vastissimo movimento di opinione che si sta formando spontaneamente in Italia in questi giorni di fronte all'ennesima chiusura di un Corpo di Ballo di una Fondazione Lirico Sinfonica, Le chiedo aiuto per la difesa e salvaguardia della Danza italiana.
Chiaro? QUI non si tratta di clientelismo. I ballerini, i musicisri, i sarti, sono un patrimonio del poaeset e la danza è una delle arti classiche
lunedì 6 febbraio 2017
PER VENEZIA
Note a margine deòa manifestazione di CITTA' CONSAPEVOLE
Premessa
Abbiamo sintetizzato il movimento di autoaffermazione della città consapevole nella triade pensare - elaborare -. rappresentare la città.
L'11 febbraio i tavoli di discussione pomeridiani saranno focalizzati su questi tre punti. Lo scopo è quello di uscire con una bozza di programma di lavoro per la messa in moto pratica del progetto della "città consapevole", passando anche alla creazione dell'associazione del maggior numero possibile di cittadini, intellettuali, giovani, teatranti, artisti, ecc. che quel programma deve gestire.
Preliminarmente si tratta di definire una mappa concettuale, che proporremo alla discussione, in modo che essa non sia vaga e dispersiva, ma possa dare i migliori frutti.
---------------------------------------------------------
Bozza di Mappa concettuale per la discussione del tavolo "Pensare la città"
I parte
- I) che cosa significa "pensare la città"? Determinarla, definirla rispetto a tutto il resto.
La città oggi non è la polis, non è il comune medievale, non sta più (solo) all'interno dello schema duale imposto dallo stato nazione di città capitale - città provinciale. la globalizzazione ha fluidificato lo spazio, quello della città è da fondare.
il problema è pensare fondativamente: "de urbe condenda"
- II) che cosa vuol dire pensare in modo fondativo? Es. Romolo, quando traccia il perimetro della città quadrata afferma un pensiero fondativo: egli pone la cornice simbolica entro la quale si muoverà per più di mille anni tutta la politica romana.
Pensare in modo fondativo è allora porre un contesto simbolico entro il quale poi le dinamiche umane si svilupperanno liberamente, imprevedibilmente. Pensare "fondativamente" vuol dire pensare simbolicamente.
- III) che cosa vuol dire pensare simbolicamente? Significa attribuire a una parte della realtà il significato di tutta.
- IV) a che serve il simbolo? Il simbolo riduce, concentra (abbrevia) la realtà senza che di essa vada perduto nulla di essenziale. Quale può essere il simbolo del mondo? La città, che è in sé un microcosmo, il mondo in miniatura.
Ne consegue che, lavorando sulla città, indirettamente si lavora e si ha influenza sul mondo.
- V) quel'è lo stato del mondo? La globalizzazione è stata come rivoltare tutti i cassetti del mondo su un unico tavolo: le cose vi sono cadute disordinatamente, urtandosi le une con le altre (il mondo ha perso la sua "potenza simbolica", ma se non viviamo in uno spazio simbolico. Come è stato detto: "poeticamente - cioè dentro i suoi simboli - vive l'uomo". Se non viviamo in contesti simbolici siamo "spaesati" ) . La città può essere o spazio simbolico, fondato, il microcosmo laboratorio ed esempio di produzione simbolica universale.La città è il bandolo della matassa del mondo.
- VI) come si crea e ricrea lo spazio simbolico della città - mondo? Elaborando in chiave universale la realtà specifica in cui siamo immersi, traendo cioè da essa i simboli (le parti per il tutto) più potenti ed efficaci. Quali sono per noi questi simboli?
II parte
Qui si passa dalla città in generale alla nostra città. A questo punto, nel lavoro del tavolo sul "pensare la città", ci fermiamo.Ragionando in generale ci siamo procurati la strumentazione teorica per agire sulla nostra realtà particolare. Ora il tavolo non deve scoprire, nel magma del divenire della nostra città, il punto più lucente (o più oscuro) a cui affidare il compito di simbolizzare il tutto, quello che siamo, quello che siamo diventati, come, ecc. (questo si farà dopo).
VII) come si organizza praticamente, permanentemente il pensare la città (nel senso di un costante impegno a rinnovare il suo orizzonte simbolico)? Cioè si passa al programma: come lavorando insieme si scoprono i simboli? Macinando, dai linguaggi specifici, specialistici (tecnici, politici, cc.) con cui la realtà ci si presenta confezionata, il succo universale dei problemi e del divenire specifici della città.
L'ultima parte del lavoro deve rispondere al quesito: come si pensa (si organizza) il pensare la città? (Attività, scadenze.luoghi calendario, ecc.)
Premessa
Abbiamo sintetizzato il movimento di autoaffermazione della città consapevole nella triade pensare - elaborare -. rappresentare la città.
L'11 febbraio i tavoli di discussione pomeridiani saranno focalizzati su questi tre punti. Lo scopo è quello di uscire con una bozza di programma di lavoro per la messa in moto pratica del progetto della "città consapevole", passando anche alla creazione dell'associazione del maggior numero possibile di cittadini, intellettuali, giovani, teatranti, artisti, ecc. che quel programma deve gestire.
Preliminarmente si tratta di definire una mappa concettuale, che proporremo alla discussione, in modo che essa non sia vaga e dispersiva, ma possa dare i migliori frutti.
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Bozza di Mappa concettuale per la discussione del tavolo "Pensare la città"
I parte
- I) che cosa significa "pensare la città"? Determinarla, definirla rispetto a tutto il resto.
La città oggi non è la polis, non è il comune medievale, non sta più (solo) all'interno dello schema duale imposto dallo stato nazione di città capitale - città provinciale. la globalizzazione ha fluidificato lo spazio, quello della città è da fondare.
il problema è pensare fondativamente: "de urbe condenda"
- II) che cosa vuol dire pensare in modo fondativo? Es. Romolo, quando traccia il perimetro della città quadrata afferma un pensiero fondativo: egli pone la cornice simbolica entro la quale si muoverà per più di mille anni tutta la politica romana.
Pensare in modo fondativo è allora porre un contesto simbolico entro il quale poi le dinamiche umane si svilupperanno liberamente, imprevedibilmente. Pensare "fondativamente" vuol dire pensare simbolicamente.
- III) che cosa vuol dire pensare simbolicamente? Significa attribuire a una parte della realtà il significato di tutta.
- IV) a che serve il simbolo? Il simbolo riduce, concentra (abbrevia) la realtà senza che di essa vada perduto nulla di essenziale. Quale può essere il simbolo del mondo? La città, che è in sé un microcosmo, il mondo in miniatura.
Ne consegue che, lavorando sulla città, indirettamente si lavora e si ha influenza sul mondo.
- V) quel'è lo stato del mondo? La globalizzazione è stata come rivoltare tutti i cassetti del mondo su un unico tavolo: le cose vi sono cadute disordinatamente, urtandosi le une con le altre (il mondo ha perso la sua "potenza simbolica", ma se non viviamo in uno spazio simbolico. Come è stato detto: "poeticamente - cioè dentro i suoi simboli - vive l'uomo". Se non viviamo in contesti simbolici siamo "spaesati" ) . La città può essere o spazio simbolico, fondato, il microcosmo laboratorio ed esempio di produzione simbolica universale.La città è il bandolo della matassa del mondo.
- VI) come si crea e ricrea lo spazio simbolico della città - mondo? Elaborando in chiave universale la realtà specifica in cui siamo immersi, traendo cioè da essa i simboli (le parti per il tutto) più potenti ed efficaci. Quali sono per noi questi simboli?
II parte
Qui si passa dalla città in generale alla nostra città. A questo punto, nel lavoro del tavolo sul "pensare la città", ci fermiamo.Ragionando in generale ci siamo procurati la strumentazione teorica per agire sulla nostra realtà particolare. Ora il tavolo non deve scoprire, nel magma del divenire della nostra città, il punto più lucente (o più oscuro) a cui affidare il compito di simbolizzare il tutto, quello che siamo, quello che siamo diventati, come, ecc. (questo si farà dopo).
VII) come si organizza praticamente, permanentemente il pensare la città (nel senso di un costante impegno a rinnovare il suo orizzonte simbolico)? Cioè si passa al programma: come lavorando insieme si scoprono i simboli? Macinando, dai linguaggi specifici, specialistici (tecnici, politici, cc.) con cui la realtà ci si presenta confezionata, il succo universale dei problemi e del divenire specifici della città.
L'ultima parte del lavoro deve rispondere al quesito: come si pensa (si organizza) il pensare la città? (Attività, scadenze.luoghi calendario, ecc.)
domenica 5 febbraio 2017
sabato 4 febbraio 2017
Il teatro e la città a Venezia
VENEZIA
SABATO 11 FEBBRAIO ORE 9.30 – 18
PALAZZO CA’ TRON - SEDE IUAV
VENEZIA
SANTA CROCE 1957
(PRESSO S.STAE)
Contatti
www.veneziaconsapevole.it
patto@veneziaconsapevole.it
INTERVENTI DELLA MATTINATA
Alberto Madricardo
LA CITTÀ CONSAPEVOLE
La globalizzazione è stata come rivoltare tutti i cassetti
del mondo su un unico tavolo: le cose vi sono cadute
disordinatamente, urtandosi le une con le altre. Quale
può essere il principio di un nuovo ordine? La città:
microcosmo, laboratorio ed esempio di universalizzazione,
spazio in cui si risolvono i problemi creati da un
potere globale che ha abdicato al governo dei luoghi.
Come può la città assolvere a questo compito? Pensandosi
- elaborandosi - rappresentandosi sempre di
nuovo come vitale progetto di cittadinanza.
Gianni De Luigi
PER IL TEATRO CONSAPEVOLE
La città non è uno spazio qualsiasi: è spazio fondato,
affermato, deciso. La fondazione della città è un atto
che si rinnova nel tempo, quando perpetua il rapporto
con i “propri dei”, quando rivive l’ispirazione originaria
che l’ha fatta nascere. Ciò può avvenire anche e
soprattutto grazie al teatro. Tutta Venezia è uno splendido
palcoscenico sul quale possiamo mettere in scena
un ambizioso progetto di città fondato non sulle pietre
ma sui cittadini, per una possibile controtendenza di
disalienazione che dischiuda nuove prospettive di universalità.
Cristiana Moldi Ravenna
IMMAGINI NELLA CITTÀ - video
Il video è composto da fotografie di donne e madri
degli anni ’40 e ’50 ritratte nella città di Venezia da
fotografi di strada o da familiari. Immagini nella città
fa parte del progetto di spettacolo SU MIA MADRE,
tratto dall’omonimo libro a cura di Cristiana Moldi
Ravenna, dedicato a riflessioni sulla propria madre e
scritto da 23 autrici socie di D.E.A. (Donne Europee
Associate).
Ermanno Fugagnoli
DIRE VENEZIA - rappresentare per essere
Venezia è stata fatta dai veneziani e sono i veneziani di
oggi gli eredi cui spetta il diritto di vivere la propria città.
Ma possiamo affermare e difendere la nostra identità
solo se siamo in grado di esprimerla. Rappresentarsi
per rendersi visibili al mondo, per essere protagonisti
e costruttori del nostro futuro. Se vogliamo salvarci
dall’annientamento, piantiamo il seme di una venezianità
consapevole che metta radici nella fertile partecipazione
di molti diventando una nuova forza per tutti.
Paolo Puppa
VENIRE, A VENEZIA - monologo teatrale
Dodici case veneziane, situate in un ideale percorso
dalla Stazione al Lido, raccontano i loro segreti ad un
intervistatore americano. Dodici bizzarri personaggi
veneziani, ovvero i dodici eccentrici proprietari degli
appartamenti, liberano ossessioni e desideri malsani in
una sorta di confessione pubblica dei propri peccati. In
più, tra gli intervistati s’intrecciano relazioni triangolari,
prospettive incrociate e contrapposte di storie d’amore.
I registri utilizzati appaiono grotteschi, ma dal sottotesto
emergono i motivi che alludono al crescente
disagio esistenziale della borghesia, piccola e media,
all’ inizio del terzo millennio.
Piero Falchetta
BREVE CORSO DI EDUCAZIONE SPAZIALE
Una passeggiata per le strade di Venezia e alcuni rapidi
incontri che inducono a una meditazione sul potere
incessante che possiede la città di educare il corpo alla
consapevolezza dello spazio circostante, in maniera
del tutto analoga a quanto accade al corpo immerso
nello spazio della scena teatrale. Il teatro necessario
della città.
Federica Zagatti
SPETT-ATTORI - video
Diventare spettatTori Con una T in più che fa la differenza
- può essere un modo per diventare cittadini
consapevoli? Il video racconta l’esperienza di coinvolgimento
degli abitanti di Cavallino Treporti, attraverso
la sperimentazione attiva del teatro e delle arti tutte.
Il progetto quinquennale “Theatro –Tra Formazione e
Spettacolo”, ha visto la proposta capillare nel territorio
del linguaggio teatrale, messo a disposizione di tutti i
membri della comunità (età: 1 - 100 anni), come strumento
di conoscenza/coscienza individuale e colle
La globalizzazione è stata come rivoltare tutti i cassetti
del mondo su un unico tavolo: le cose vi sono cadute
disordinatamente, urtandosi le une con le altre. Quale
può essere il principio di un nuovo ordine? La città:
microcosmo, laboratorio ed esempio di universalizzazione,
spazio in cui si risolvono i problemi creati da un
potere globale che ha abdicato al governo dei luoghi.
Come può la città assolvere a questo compito? Pensandosi
- elaborandosi - rappresentandosi sempre di
nuovo come vitale progetto di cittadinanza.
Gianni De Luigi
PER IL TEATRO CONSAPEVOLE
La città non è uno spazio qualsiasi: è spazio fondato,
affermato, deciso. La fondazione della città è un atto
che si rinnova nel tempo, quando perpetua il rapporto
con i “propri dei”, quando rivive l’ispirazione originaria
che l’ha fatta nascere. Ciò può avvenire anche e
soprattutto grazie al teatro. Tutta Venezia è uno splendido
palcoscenico sul quale possiamo mettere in scena
un ambizioso progetto di città fondato non sulle pietre
ma sui cittadini, per una possibile controtendenza di
disalienazione che dischiuda nuove prospettive di universalità.
Cristiana Moldi Ravenna
IMMAGINI NELLA CITTÀ - video
Il video è composto da fotografie di donne e madri
degli anni ’40 e ’50 ritratte nella città di Venezia da
fotografi di strada o da familiari. Immagini nella città
fa parte del progetto di spettacolo SU MIA MADRE,
tratto dall’omonimo libro a cura di Cristiana Moldi
Ravenna, dedicato a riflessioni sulla propria madre e
scritto da 23 autrici socie di D.E.A. (Donne Europee
Associate).
Ermanno Fugagnoli
DIRE VENEZIA - rappresentare per essere
Venezia è stata fatta dai veneziani e sono i veneziani di
oggi gli eredi cui spetta il diritto di vivere la propria città.
Ma possiamo affermare e difendere la nostra identità
solo se siamo in grado di esprimerla. Rappresentarsi
per rendersi visibili al mondo, per essere protagonisti
e costruttori del nostro futuro. Se vogliamo salvarci
dall’annientamento, piantiamo il seme di una venezianità
consapevole che metta radici nella fertile partecipazione
di molti diventando una nuova forza per tutti.
Paolo Puppa
VENIRE, A VENEZIA - monologo teatrale
Dodici case veneziane, situate in un ideale percorso
dalla Stazione al Lido, raccontano i loro segreti ad un
intervistatore americano. Dodici bizzarri personaggi
veneziani, ovvero i dodici eccentrici proprietari degli
appartamenti, liberano ossessioni e desideri malsani in
una sorta di confessione pubblica dei propri peccati. In
più, tra gli intervistati s’intrecciano relazioni triangolari,
prospettive incrociate e contrapposte di storie d’amore.
I registri utilizzati appaiono grotteschi, ma dal sottotesto
emergono i motivi che alludono al crescente
disagio esistenziale della borghesia, piccola e media,
all’ inizio del terzo millennio.
Piero Falchetta
BREVE CORSO DI EDUCAZIONE SPAZIALE
Una passeggiata per le strade di Venezia e alcuni rapidi
incontri che inducono a una meditazione sul potere
incessante che possiede la città di educare il corpo alla
consapevolezza dello spazio circostante, in maniera
del tutto analoga a quanto accade al corpo immerso
nello spazio della scena teatrale. Il teatro necessario
della città.
Federica Zagatti
SPETT-ATTORI - video
Diventare spettatTori Con una T in più che fa la differenza
- può essere un modo per diventare cittadini
consapevoli? Il video racconta l’esperienza di coinvolgimento
degli abitanti di Cavallino Treporti, attraverso
la sperimentazione attiva del teatro e delle arti tutte.
Il progetto quinquennale “Theatro –Tra Formazione e
Spettacolo”, ha visto la proposta capillare nel territorio
del linguaggio teatrale, messo a disposizione di tutti i
membri della comunità (età: 1 - 100 anni), come strumento
di conoscenza/coscienza individuale e colle
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