venerdì 31 marzo 2017
LA BATTAGLIA DI ALGERI
CORRADO BEVILAQUA
LA BATTAGLIA DI ALGERI
All'alba del primo novembre 1954 una nutrita serie di attentati contro caserme e posti di polizia francesi scuoteva l’Algeria. Gli attacchi furono rivendicati dal Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) Cominciò così la guerra d’Algeria, la più drammatica e sanguinosa delle guerre di “liberazione” del Mediterraneo. La questione era complicata non solo dalla ferma volontà del Governo di Parigi di mantenere, per motivazioni di ordine politico ed economico, quel vasto territorio d’oltremare, ma anche dalla presenza in Algeria di quasi un milione di francesi, i cosiddetti pied noirs, che non volevano assolutamente staccarsi dalla Madrepatria. Nonostante l’immediata reazione delle forze di sicurezza francesi. l'nsurrezione algerina continuò a crescere di intensità, elevando il livello di scontro che toccò il culmine nel 1956-57, con lar “Battaglia di Algeri”.
Il regista Gillo Pontecorvo fratello del fisico Bruno riparato in ùgista i roparato in IURSS, dedicò alla battaglia di Algeri un film che venne syudiato dai servizo american0 di xicurezza.sta italiano Gilloo Pontecorvo, fratelloo del fisjco BrunSeguì, con l’intervento dei parà del generale Jacques Massu, una violenta e brutale repressione che, nei mesi successivi, non mancò di turbare molte coscienze democratiche francesi, aprendo un vivace dibattito, dentro e fuori le Aule parlamentari, destinato ad acuire la profonda crisi politica nazionale e accelerando la fine della Quarta Repubblica.
Solamente con il ritorno al potere di De Gaulle la situazione in Algeria, nonostante l’opposizione di alcuni settori oltranzisti, imboccò gradualmente la via (peraltro non senza ostacoli come, ad esempio il tentato golpe di alcuni generali ribelli) del negoziato diplomatico. Finalmente, dopo quasi un anno di trattative fra i rappresentanti del Governo francese e quelli del Governo rivoluzionario algerino, il 18 marzo 1962 furono firmati ad Evian gli Accordi per l’indipendenza dell’Algeria, sancita poi dal voto del luglio 1962. Primo Presidente della Repubblica di Algeria fu Ben Bella, uno dei capi del FLN, cui fece seguito, nel 1965, Houari Boumedienne valoroso combattente della guerra di Liberazione. Destinato a governare a lungo, Boumedienne guidò una radicale trasformazione dell’Algeria in senso decisamente socialista non disgiunta da una marcata arabizzazione e islamizzazione delle varie istituzioni repubblicane.
Mentre la guerra di Algeria era in pieno svolgimento, la crisi di Suez si abbatteva sul Mediterraneo. Le cause della crisi di Suez vanno ricercate nell’aumento della tensione nell’Oriente mediterraneo provocato anche dall’atteggiamento delle Potenze europee, segnatamente Inghilterra e Francia, in forte ritardo nell’elaborazione politica di rinnovati modelli di relazione con i Paesi arabi di nuova indipendenza che, dal canto loro, rivendicavano la più totale autonomia nelle scelte di schieramento internazionale. Insieme ad altri leader africani ed asiatici, Nasser aveva dato vita al movimento dei Paesi “non allineati” (rispetto ai due Blocchi contrapposti americano e sovietico) caratterizzati da un forte impegno”neutralista”, anticolonialista ed imperialista. Percepiti (proprio per questa loro forte caratterizzazione) come potenziali “nemici” delle Potenze europee, i Paesi “non allineati” erano invece guardati con simpatia dall’Unione Sovietica, all’epoca autoproclamatasi “nume tutelare” di tutti i movimenti che nel mondo lottavano contro l’imperialismo occidentale. Il timore nutrito da larga parte degli ambienti politici e finanziari occidentali nei confronti di Nasser, sempre più “neutralista” militante, furono alla base, nel luglio 1956, del “ritiro” di un piano americano di cospicui aiuti promessi all’Egitto per la costruzione ad Assuan della grande diga sul Nilo (opera pubblica di vitale importanza per lo sviluppo economico del Paese). Nasser rispose colpendo al cuore la più emblematica immagina dell’Occidente nel Mediterraneo orientale. E così, il 26 luglio 1956, Nasser nazionalizzava la potente Compagnia anglo-francese che da quasi un secolo gestiva il Canale di Suez.
Edith Piaf, la quale aveva sposato il pugile Marcel Cerdan, era la più nota delle cantanti francesi. Le cronache dell'epoca raccontano che i paracadutisti francesi imbarcandosi sulle navi che li avrebbero portati a casa dall'Algeria, cantavano in coro una famosa canzone della Piaf: "Rien/rien de rien/rien/ je ne regrette rien". ll suono nasale della parola francese rien (nulla, niente) imprimeva alla canzone una forza inaudita di suggestione.Teorico militare, Charles de Gaulle, scrisse un manuale sull'uso dei carri sul quale si erano formati molti ufficiali tedeschi frai quali il generale Guderian che, come scrisse il più grande teorico miitare britannico del XX secolo, Basil Liddle-Hart, per nostra fortuna, non venne ascoltato da Hitler (B. Liddle Hart Generali di Hitler, Rizzoli).
Dopo la caduta della Francia nelle mani dei nazizti, De Gaulle aveva creato un governo in esilio, mentre in Francia i nazisti creavano la repubblica di Vichy. La Francia occupata dai nazisti era quella che Truffaut descrisse in L'ultimo metrò. Portata a termine la sua missione di liberare la Francia, egli si ritirò nella sua residenza di campagna a Colombeyes les des églises, con la moglie che secondo le male lingue aebbe arrossita leggendo Il riposo del guerriero; e vi sarebbe rimasto per il resto della sua vita, se la crisi politica nella quale era precipitata la Francia a causa della guerra d'Algeria non l'avessero fatto ritornare alla politica. De Gaulle non era uno sciocco e si rese subito conto che l'unico modo di uscire dal pantano algerino era di riconoscere la sconfitta. Ciò provocò un tentativo di putsch da parte del comando francese in Algeria ed una serie di attentati contro lo stesso gen. De Gaulle.
De Gaulle diede alla Francia una nuova costituzione che molti giudicarono autoritaria (A. Wert La repubblica di un uomo, Einaudi). Il vocabolario della politica si arricchì di un neologismo: gollismo. Il gollismo era una forma di nazionalismo imperniato sulla personalità del capo, il generale de Gaulle che proprio per questo era antipatico a molti. La stessa cosa succederà a Mitterand. Come dire che mentre si pedona agli americani il loro tipico modo di salutarsi: God Bless America. Non si perdona a un presidente francese di dire Vive la France.
Di lì a qualche anno il vocabolario politico della guerra fredda si sarebbe arricchito di un nuovo temine, "goldwaterismo" dal nome del politico americano che lo propugnò. Esso venne interpretato da qualche studioso, come il grande economista polacco Michal Kalecki, come la forma americana del neofascismo (M. Kalecki Sul capitalismo contemporaneo, Editori Riuniti).
Il momento più difficile della Guerra fredda è rappresentato dalla crisi dei missili installati dai russi a Cuba (R. Kennedy I tredici giorni della crisi di Cuba, Garzanti). L’isola di Cuba è retta dal 1940 da Fulgencio Batista. Il regime di Batista è autoritario, repressivo e corrotto ed è sostenuto dagli USA, che hanno il controllo pressoché totale dell’economia (innanzitutto della produzione dello zucchero, la grande ricchezza del paese) e delle infrastrutture e che da sempre considerano l’isola (e tutta l’area caraibica) fondamentale per la propria sicurezza.
Il movimento per abbattere Batista, d’ispirazione nazionalista e radicale, dopo aver tentato un’insurrezione nel 1953 (assalto alla caserma Moncada) dà vita a una guerriglia, guidata da Fidel Castro, che incontra sempre più consensi fra la popolazione e spinge gli Stati Uniti, alla fine del 1958, a sospendere gli aiuti militari all’impopolare dittatore.
Ai primi di gennaio 1959, Castro assume il potere, prontamente riconosciuto dagli USA (7 gennaio). Ad aprile, Castro si reca a Washington per sollecitare aiuti per lo sviluppo, senza ottenere risultati soddisfacenti; a giugno, approva una riforma agraria che prevede l’esproprio di grandi proprietà statunitensi. Il radicalismo delle riforme e dei leader cubani (fra cui Ernesto Che Guevara), l’attacco agli interessi americani, gli accordi commerciali con l’URSS (1960) accrescono la diffidenza e i timori americani di ‘un cambiamento di campo’ dell’isola e portano D. Eisenhower, ormai alla fine del mandato, a rompere le relazioni diplomatiche (gennaio 1961). Il processo di avvicinamento tra il governo cubano e l’URSS accelera dopo il fallito sbarco (autorizzato da J. F. Kennedy, presidente da tre mesi) di esuli cubani anticastristi alla Baia dei Porci (aprile 1961), anche se solo nell’agosto 1962, dopo essere stato sospeso dall’OSA (Organizzazione degli Stati Americani), Castro si proclama marxista-leninista e partner politico dell’URSS.
Nell’ottobre del 1962, voli di ricognizione compiuti da U-2 americani su Cuba rivelano che i sovietici stanno installando basi missilistiche. Le basi non sono ancora operative (la maggior parte degli armamenti in rotta verso l’isola sono ancora in mare), ma i missili con testate nucleari a raggio medio e intermedio, una volta istallati, saranno in grado di colpire le principali città della costa orientale degli USA.
Il 16 ottobre 1962, il presidente J. Kennedy costituisce un Comitato esecutivo del Consiglio di sicurezza nazionale che rimarrà in sessione segreta per tutti i giorni della crisi. All’interno del Comitato si confrontano le posizioni di chi sostiene la necessità di una soluzione militare (invasione di Cuba o incursioni aeree per distruggere le basi missilistiche) e di chi caldeggia una soluzione diplomatica. Kennedy sceglie la via di una fermezza che lasci margini di trattativa: intima a Mosca di ritirare i missili, allerta le forze nucleari americane e ordina il blocco navale intorno all’isola caraibica per impedire lo sbarco di altre armi.
La sera del 22 ottobre 1962, attraverso le radio e le televisioni, J. F. Kennedy informa la nazione della “esplicita minaccia alla pace e alla sicurezza di tutti gli americani”, lanciata dall’URSS. L’appello, drammatico e sconvolgente, prospetta l’ipotesi di un conflitto nucleare (“Non rischieremo prematuramente e senza necessità una guerra nucleare mondiale dopo di cui anche i frutti della vittoria sarebbero cenere sparsa sui nostri cadaveri; ma nemmeno indietreggeremo di fronte a un tale rischio”). Dopo alcuni giorni in cui il mondo resta con il fiato sospeso per il timore di precipitare in una guerra nucleare, le navi sovietiche in viaggio per Cuba invertono la rotta e Mosca accetta di smantellare le basi missilistiche in cambio dell’impegno americano a non invadere l’isola. La crisi si chiude anche con un accordo informale per il quale Washington si impegna a smantellare i missili Jupiter dalla Turchia e dall’Italia.
Ancor oggi non sono chiare le ragioni sovietiche dell’installazione dei missili a Cuba e il dibattito storiografico rimane aperto, complici la complessità degli eventi e la molteplicità degli interessi in gioco.
È stata una mossa per contrastare il predominio americano nei Caraibi e portare sul suolo americano lo scontro tra i due blocchi? Si voleva raddoppiare il numero di missili sovietici in grado di colpire gli Stati Uniti?
È stato un tentativo di recuperare il gap missilistico ormai svelato dai voli di ricognizione compiuti da U-2 americani sul territorio dell’URSS (a seconda dei calcoli il numero di armi nucleari utilizzabili dagli USA era da otto a diciassette volte maggiore di quello dell’URSS)?
Si voleva favorire la diffusione della rivoluzione in America Latina?
Si voleva, come ha sostenuto Chruščёv, difendere Cuba da un’imminente invasione americana? Effettivamente, l’amministrazione Kennedy continuava nel suo tentativo di destabilizzare il regime cubano (Operazione Mongoose), ma la protezione di Cuba richiedeva l’impiego di missili nucleari?
Dopo la crisi di Cuba, anche se la corsa agli armamenti nella logica della deterrenza continua, la guerra fredda oscilla più decisamente verso la distensione pur con periodiche tentazioni destabilizzanti. Nel 1963, quasi un simbolo del nuovo clima, viene creato un “filo rosso” per la comunicazione diretta tra il Cremlino e la Casa Bianca e a Mosca viene siglato il primo accordo per la sospensione degli esperimenti atomici nell’atmosfera.
Secondo alcuni calcoli, dal 1945 al 1963, vi sono stati 416 esperimenti atomici americani ‘ufficiali’ e 126 sovietici. e
Un tentativo di dirimere la controversia venne intrapreso anche da papa Roncalli il quale aveva al suo attivo la Pacem in Terris, la Mater et magistra e il lavoro di preparazione del Concilio vaticano II.
Contemporaneamente alla crisi algerina la Framcia aveva dovuto afffrontare la ctisi indocinese-
ra in Indocina ad opera di quello stesso Giap che vent'anni dopo sconfisse anche gli americani costringendoli ad una umiliante fuga dai tetti dell'ambasciata USA a Saigon. Intervistato da Ettore Mo del Corsera poco prima di morire, Giap disse che il generale Westmorleand, comandante del corpo di spedizione americano, era uno degli uomini più intelligenti che egli avesse conosciuto. Il motivo della sua sconfitta era da individuarsi nel fatto che egli non aveva capito il Vietnam. Un valente orientalista francese, Jean Chesneaux, pubblicò nel 1967 un saggio che diventò un best seller a livello mondiale il cui titolo recitava: Perché il Vietnam resiste. (Einaudi). Credo che una migliore conoscenza dei propri avversari avrebbe fatto risparmiare agli Usa le vite di molti giovani americani e avrebbe consentito a Johnson di vincere le elezioni presidenziali del 1968 risparmiando al GOP la figuraccia del Watergate. Senza Watergate non sarebbe comparsa la nuova stella del giornalismo americano, Bob Woodward, il quale, giunto all'età della pensione raccontò finalmente la verità su "Gola profonda", il quale era un funzionario della CIA che Bob Woodward aveva conosciuto durante il servizio militare da lui prestato come guardiamarina. Insomma, per dirla tutta, lo scandalo del Watergate fu una messa in scena della CIA per far fuori Nixon e quello che passò alla storia come il caso più famoso del cosiddetto "giornalismo investigativo americano" non fu altro che una "bufala" del quotidiano della capitale degli USA, The Washington Post.
Per amore della verità non si può parlare di Bob Woodward senza ricordare che egli fu sempre a servizio del potere e che solo di fronte alla disfatta americana in Iraq, si decise a dire la verità sulla guerra, su chi l'aveva voluta e sugli errori che erano stati compiuti dal Pentagono nel condurla (B. Woodward State of Denial, Simon & Schuster). Diversamente, però, da Peter W. Galbraith, figlio del famoso economista liberal John Kenneth, il quale nel libro The End of Iraq analizza citando le proprie fonti, il modo in cui gli USA avevano distrutto il paese che volevano liberare, Woodward nel suo libro non cita alcuna delle fonti delle sue informazioni come se fosse ancora al servizio di "Gola profonda" e di coloro che inscenarono lo scandalo del Watergate. Di ben altra natura fu il caso di Daniel Ellsberg il quale fotocopiò migliaia di pagine di documenti segreti del Pentagono che egli poi passò a The New York Times. (The New York Times I documenti segreti del Pentagono sulla guerrra in Vietnam, Garzanti). Al processo intentatogli dal governo americano, il tribunale affidò la perizia sui documenti allo storico radicale Howard Zinn che raccontò nella sua deposizione la vera storia della guerra in Vietnam così come emerge dai documenti del Pentagono (H. Zinn Deposizione al processo Ellsberg, in id Disobbedienza e democrazia, Il saggiatore). Alla luce del racconto di Zinn sulle origini della guerra in Vietnam ricostruite sulla base dei documenti segreti del Pentagono e del racconto di Galbraith sul modo in cui gli Usa hanno gestito il dopoguerra in Iraq, non possiamo non porci una domanda: "In che mani siamo?
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La guerra fredda, come spiegò Enzo Traverso (E. Traverso A ferrro e fuoco, Il mulino) fu una guerra essenzialmente ideologica che fu combattuta anche sul fronte cinematografico sia con film di pretta propaganda politica, come i classici film di guerra nei quali era facile prendersela con i nazisti, sia con film nei quali venivano esaltati i "valori americani" commuovendo il pubblico come L'amore è una cosa meravigliosa con un affascinante William Holden e un'adorabile Jennifer Jones.
Il genere cinematografico più sfrutttato a fini propagandistici dagli USA fu tuttavia il genere western. L'elenco dei film western che sono entrati nella memoria collettiva è più lungo dell'elenco delle donne sedotte da don Giovanni: da Ombre rosse a Mezzogiorno di fuoco, da Sfida infernale a I magnifici sette, da L'ultima a notte a Warlock a Chi uccise Liberty Valance, da Nascita di una nazione a Là dove scende il fiume, da L'ultimo degli apache a Fort Apache, da Uomini a cavallo a Cavalcarono inisieme, da Rio Bravo a Un dollaro d'onore...
L'URSS rispondeva con il cinema del disgelo e, in particolare con dei capolavori, come La ballata del soldato, Quando volano le cicogne, L'infanzia di Ivan di Tarkowskij. La Francia combattè la "guerra civile europea" con film che sono entrati nella storia del cinema come La grande illusione, Giustizia è fatta, La verità, Dio creò la donna, Soffio al cuore, Vite vendute, Ascensore per il patibolo.... La Francia ebbe inoltre la fortuna di imbattersi in attori che "bucavano" lo schermo e, soprattutto, di aver dato i natali alla più affascinante e alla più provocante di tutte le dive di sempre: BB. Come dimenticare la scena dell'incontro di BB con Kurd Jurgens in Dio creò la donna?
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Nel frattempo in Cina era scoppiata a Rivoluzione culturale lanciata da Mao con il suo famoso discorso intitolato: Bombardate il quartier generale. Il CEO della Rivoluzione culturale Lin Biao aveva elaborato una teoria che si basava sulla divisione del mondo tra le città (i paesi capitalistici avanzati) e le campagne (i paesi del Terzo mondo). La Rivoluzione culturale causò la fine del maoismo. Essa produsse infatti una situazione caotica che a sua volta generò una reazione che riportò al potere Deng Xiaobing, il quale lanciò la Cina sulla via che l'avrebbe portata a instaurare una forma affatto nuova di capitalismo. In Cina, per un (E. Sarzi Amadè Due linee nell'economia cinese, Angeli). Queste due linee avevano dei loro sostenitori anche nel nostro paese.
Io non capivo una cosa del genere. Pensavo che Togliatti avesse ragione quando parlava di untà nlla diversità. Togliatti aveva studiato ll'univrsità di Torino quando Benedetto Croce era in piena attività e nn mi stupiva che l'unità dei distinti tenesse banco anche in politica. Ciò che mi stupiva era che ci si potesse dividere sulla Cina. Pechino non era Praga. A Praga i carri armati sovietici avevanoposto fine ad un tentativo di riforma in senso democraticodel socialsmo imosto dai sovietici con colpo di stato che aveva portato all'abbattimento di u governo legitimamente eletto e alla de-fenestrazione del suo capo. Come tutti quelli della mia generazione, ero cresciuto durante la Guerra fredda ed ero stato abituato a considerare il capitalismo come una forma economica tipica delle democrazie occidentali e non compresi subito quello che accadeva in Cina. Io non ero mai stato un "maoista", tuttavia avevo sempre considerato Mao un marxista. Lo dimostravano i suoi scritti teorici. "La conoscenza, aveva scritto Mao nel suo saggio sulla prassi, comincia con la pratica" (Mao tse-dung Opere scelte, vol. I, a cura del PCC, Pechino, Edizioni in lingue estere).
Sembrava di leggere le Tesi su Feuerbach di Marx. Come accadde a molti leaders politici, una volta giunto al potere, Mao perse il lume della ragione e commise un errore dietro l'altro: il grande balzo in avanti del 1958, la campagna per la creazione delle comuni ... (Alta marea nelle campagne cinesi, a cura di Lisa Foa, Feltrinelli). Immutata era rimasta per contro la sua abilità di propagandista. Penso ai titoli di certi suoi articoli: Una scintilla può incendiare la prateria. Camminare con due gambe, Com Yukun spostò le montagne... (E. Collotti Pischel Le origini culturali della rivoluzione cinese, Einaudi; id. La rivoluzione cinese, Editori Riuniti. E. Masi Lettura delle posizioni cinesi, Einaudi; id. La rivoluzione cinese, Laterza).
In realtà, si seppe sempre molto poco di quello che accadeva in Cina. Ciò permise a molti intellettuali di sinistra di difendere la Rivoluzione culturale in nome della difesa del socialismo. Una cosa analoga era accaduta in Unione sovietica al tempo di Stalin.
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La rivoluzione bolscevica venne definita i cari modi. Il giovane Gramsci, in un articolo su Ordine nuovo definì la rivoluzione bolscevica "Una rivoluzione contro Il capitale", cioè, una rivoluzione contro le previsioni di Marx che non aveva mai creduto possibile una rivoluzione socialista in un paese arretrato (H. Carrére d'Encausse, J. Stuart Schramm Marx, Engels e la rivoluzione nei paesi arretrati, Il saggiatore). Leone Trockcij la definì, una "rivoluzione tradita". Isaac Deutscher la definì "incompiuta". Nel campo dell'arte, nel campo della musica le opere incompiute sono spesso dei capolavori. Pensiamo alla Incompiuta di Schubert, alla Pietà Rondanini di Michelangelo. Ciò non vale nel campo della politica. Più in generale potremmo dire che in Russia non c'erano le condizioni oggettive e soggettive della rivoluzione socialista.
Lenin era cosciente di questo fatto e aveva inventato una teoria seconda la quale la coscienza di classe doveva essere portata al proletariato dall'esterno. Ad essa, Lenin aveva abbinato la teoria del partito come avanguardia formata da rivoluzionari di professione (V. Lenin Che fsare? in id Opere scelte, v. 1, Editori Riuniti). Per essere chiari, la teoria di Lenin non aveva niente a che fare con la teoria di Marx. (G.M Bravo Mrx e la Prima internazionale, Laterza). Per Marx la rivoluzione era il punto di arrrivo di un processo storico che attraverso lo sviluppo delle forze poduttive e culturali aveva creato le condizioni per il "superamento" della società borghese e l'instaurazione di nuovi rapporti sociali (K. Marx Prefazione a Per la critica della economia politica, Editori Riuniti).
Ciò che propugnava Lenin era una rivoluzione dall'alto in nome di quella che che sarà poi chiamata "autonomia del politico". Stalin non ci mise nulla di suo dal punto di vista teorico. Teoricamente lo stalinismo ebbe il suo fondamento teorico nel leninismo. Stalin ci mise la sua malvagità.
E'difficile credere, come mi disse una volta Vittorio Foa, che Togliatti non fosse a conoscenza dei crimini di Stalin ed è pure difficile credere che i comunisti italiani non sapessero che la pianficazione sovietica non funzionava e che gli alti tassi di crescita della economia sovietica non riflettevano la realtà di un'economia che aveva degli spaventosi buchi neri dovuti dalle scelte del PCUS che miravano a fare dell'URSS una grande potenza militare. Ciò aveva sempre penalizzato il settore dei beni di consumo e l'agricoltura A. Gerhen.
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Negli Anni Venti, in Unione sovietica c'era stato un acceso dibattito sull'industrializzazione (N. Spulber, a cura di, Il dibattito sovietico sulla industrializzazione, Einaudi; A. Erlich Il dibattito sulla industrializzazione in Unione sovietica, Laterza). Il dibattito era complesso e verteva i settori che andavano sviluppati per primi. Secondo Evgenij Preobrazensky, i settori che andavano sviluppati per primi erano quelli dell'industria pesante e per poter fare una cosa del genere occorreva trarre risorse dalla agricoltura (E. Prebrazenskij La nuova economia, Jaca book).
Affatto diversa era la posizione di Bucharin. Per Bucharin, la parola d'ordine da rivolgere ai contadini era "Arricchitevi". Solo una agricoltura sviluppta avrebbe potuto fornire alle città i prodotti di consumo richiesti e chiudere così la "crisi delle fobici" tra prezzi agricoli in salita e prezzi industriali in discesa. (N. Bucharin, E. Preobrazenskij L'accumulazione originaria socialista" a cura d L. Foa, Editori Riuniti). Alla fine, vinsero gli "industrializzatori ad oltranza" come Kujbiscev (V. Kujbiscev Scritti e discorsi sulla pianificazione, Feltrinelli), i sostenitori dei cosiddetti "piani tesi" (S. Strumilin L'economia sovietica, Editori Riuniti), i quali non tenevano conto del monito di Nicolai Ivanovic Bucharin, il quale in un articolo del 1927 affermò che non si può costruire con i mattoni del futuro (N. I. Bucharin Note di un economista all'inizio dell'anno economico, in Spulber cit.).
Il problema posto da Bucharin
Nel 1972 lo storico dissidente sovietico Roy Medevedev pubblicò una storia dello stalinismo che per la prima volta riferiva dei dati credibili i quali dimostravano che i critici delle statistiche sovietiche non avevano tutti i torti e che la pianificazione era molto meno effficiente di quello che si pensasse in Occidente. Secondo Ludwig von Mises ciò dipendeva dal fatto che in URSS non esisteva un coomia di mercato, ma una economia pianificata centralmente e ci rendeva impossibile la foazione di un sistema razionale dei prezzi. (L. vov Mises Socialismo, Rusconi).
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Nel 1976, Medvedev pubblicò un libro in cui si chiedeva se la rivoluzon russa fosse ineluttabile (R. Medvedev La rivoluzion russa era ineluttabile? Editori Riuniti). Per questa via, Medevdev ripropose un problema sul quale la sinistra aveva lungamente discusso tra Ottocento e Novecento. In altre parole, si trattava di capire se la storia andava considerata, per usare le parole di Condorcet come la "storia dei progressi dello spirito umano" (Editori Rinuniti); ovvedro, per usare le parole di Adam Fergusson, come una serie di stadi che l'umanità aveva superato passando dalla barbarie primitiva alla civiltà borghese; oppure, se essa andava considerata una " possibilità" alla Benjamin (W. Benjamin Tesi di filosofia della storia, iid Angelus Novus, Einaudi).
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Di lì a poco, esplose il fenomeno del dissenso sovietico.( R. Medevdev Il dissenso sovietico, Einaudi). L'atteggiamento della sinistra italiana fu esremamente ambiguo. Né avrebbe potuto essere diversamente. Oggi tutto ciò fa parte di un passato di cui nessuno si augura un ritorno. Nello stesso tempo, chiunque un po' di sale in zucca non può non rendersi conto che la macanza di rigore intellettuale e morale ci sta portando verso il baratro. L'origine di questa mancanza di rigore morale risiede nel fatto che, per usare una espressione cara a Weber, nella cultura italiana non esiste il concetto luterano di beruf inteso come vocazione e/o professione.
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Nietzsche in Al di là del bene e del male definisce il Cristianesimo una religione del ressentiment. Nella predicazione di Gesù non v'era ressentiment. Gesù disse: "Date a Cesare quello che è di Cesare, date a Dio quello è di Dio". "Beati gli ultimi perché saranno i primi, beati gli assetati di giustizia perché saranno dissetati". E, soprattutto,"Ama il prossimo tuo come te sesso". Questa affermazione di Gesù mi porta alla memoria, una famosa massima di Kant contenuta in Fondazione della metafisica dei costumi. Per Kant non vi è alcun merito nell'amare i propri genitori. Gesù andò oltre e ci invitò ad amare i nostri nemici. (E. Bianchi La differenza cristiana, Einaudi)
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Lo scorso Natale sono andato a messa alle 10,30. Non ho sentito alcuna chiamata; ho provato invece una grande tristezza. Non c'erano bambini, a dimostrazione che la città sta morendo o, per meglio dire. si è trasformata in una sorta di luna park e credo ce la miglior cosa da fare sarebbbe quella di darla n vestivne a qualche boss di Las Vegas.
Albert Camus era morto nel 1957 in un incente automobilistico. appena ricevuto il Nobel per la letteratura. Sartre lo rifiutò qualche anno dopo. Sartre he Camus non capiva un accidente di filosofia e, in effettioleva scritti teorici di Camus lasciano spesso a desiderare, come lasciano a desiderare i romanzi di Sartre. Essi sono infatti dei romanzi a tesi, scritti con la testa. Essi mancano di ispirazione. Qualcuno potrebbe ribattere che anche le Affinità elettive di Goethe, L'educazione sentimentale di Flaubert, Moby Dick di Melville. sono romanzi a tesi. I loro autori, però, a differenza di Sartre sapevano scrivere. Simone de Beauvoir scriveva molto meglio di Sartre. E' difficile parlare della morte della propria madre. In Una morte dolcissima Simone de Beavoir riesce a portare a termine l'impresa. Dal romanzo emerge il grande rispetto intellettuale di Simone de Beauvoir per Sartre. Per lei Sartre era Sartre anche quando gli succhiava l'uccello. Meglio ancora di Sartre scriveva Françoise Sagan. Il capolavoro della Sagan è Bonjour tristesse. La Sagan indovinò il soggetto, la trama, lo stile. Confrontato con Bonjour tristesse, anche un bel romamzo come Un po' di sole sull'acqua gelida diventa un romanzetto. André Gide avrebbe potuto diventare un moderno Balzac, ma restò prigioniero del genere che l'aveva reso famoso. L'immoralista, La porta stretta, Nutrimenti terrestri, Se il grano non muore, sono dei bei romazi, ma sono comunque romanzi di genere.
Il più grande scrittore francese del 900 rimane, dispiace dirlo, quel fottuto nazista di Celine. La prosa di Celine ha qualcosa di unico, di speciale.
- Allez-vous-en tous ! Allez rejoindre vos régiments ! Et vivement ! qu’il gueulait.
- Où qu’il est le régiment, mon commandant ? qu’on demandait nous…
- Il est à Barbagny.
- Où que c'est Barbagny ?
- C'est par là ! »
Par là, où il montrait, il n'y avait rien que la nuit, comme partout d'ailleurs, une nuit énorme qui bouffait la route à deux pas de nous et même qu'il n'en sortait du noir qu'un petit bout de route grand comme la langue.
Allez donc le chercher son Barbagny dans la fin d'un monde ! Il aurait fallu qu'on sacrifiât pour le retrouver son Barbagny au moins un escadron tout entier ! Et encore un escadron de braves ! Et moi qui n’éais point brave et qui ne voyais pas du tout pourquoi je l'aurais été brave, j'avais évidemment encore moins envie que personne de retrouver son Barbagny, dont il nous parlait d'ailleurs lui-même absolument au hasard. C'était comme si on avait essayé en m'engueulant très fort de me donner l'envie d'aller me suicider. Ces choses-là on les a ou on ne les a pas.
De toute cette obscurité si épaisse qu'il vous semblait qu'on ne reverrait plus son bras dès qu'on l'étendait un peu plus loin que l'épaule, je ne savais qu'une chose, mais cela alors tout à fait certainement, c'est qu'elle contenait des volontés homicides énormes et sans nombre.
Cette gueule d'État-major n'avait de cesse dès le soir revenu de nous expédier au trépas et ça le prenait souvent dès le coucher du soleil. On luttait un peu avec lui à coups d'inertie, on s'obstinait à ne pas le comprendre, on s'accrochait au cantonnement pépère tant bien que mal, tant qu'on pouvait, mais enfin quand on ne voyait plus les arbres, à la fin, il fallait consentir tout de même à s’en aller mourir un peu ; le dîner du général était prêt.
Céline, Voyage au bout de la nuit, Gallimard ©
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Suscitò meraviglia a suo tempo la decisione dell'Accademia delle scienze di Stoccolma di assegnare il Nobel per la letteratura a Dario Fo' poichè Dario Fo non era né un letterato né uno occorreva dare un premio Nobel all'Italia avrebbero fatto meglio a darlo a Umberto Eco che era letterato e romanziere e sapeva scrivere in un buon italiano L'Accadenia delle scienze di Stoccolma scelse altrimenti. I responsabili delle assegnazioni dei Nobel non hanno mai dimostrato di amare la letteratura italiana. I grandi libri italiani del Novecento sono: La coscienza di Zeno di Svevo, Il mulino su Po di Bacchelli, La mia casa di campagna di Comisso, Un anno sull'altopiano di Lussu, Orcynus Orca di Terra, Gli indifferenti di Moravia, il capofabbrica di Bilenchi, Il gattopardo di Tomasi di Lamoedusa, Marcovaldo di Calvino, Ritratto in piedi di Gianna Manzini, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Gadda, Menzogna e sortilegio di Elsa Morante, La penombra che abbiamo attaversato di Lalla Romano, Le quattro ragazze Weiselberg di Fausta Cialente, La ragazza di Bube di Cassola, Il maestro di Vigevano di Mastronardi, La vita agra di Bianciardi, Metello di Pratolini, Quartieri alti di Patti, Il giardino dei Finzi Contini di Bassani, Viaggio in Italia di Piovene
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